Annotare, Prego: Il senso del Coding nella Scuola Globale…

Finalmente il “coding” è stato timidamente introdotto nei programmi ministeriali della scuola dell’obbligo. Il nome scelto dal Ministero dell’Istruzione, “Programma il futuro” (Scarica il file dell’iniziativa ministeriale) Schermata 2015-06-08 alle 17.20.37 sembrerebbe voler introdurre una “novità” nel panorama dell’offerta formativa della scuola italiana ma, leggendo il protocollo 0002937 del 23 Settembre 2014, ci si trova ancora una volta dinnanzi ad un offerta priva dei connotati “etici” che un’iniziativa del genere dovrebbe possedere. Infatti il coding di questa iniziativa viene proposto come attività puramente “tecnica” senza peraltro fare riferimento alle sue possibili utilizzazioni nel settore della vita civile e della democrazia sociale. Gli obiettivi etico-didattici dell’apprendimento dei linguaggi di programmazione dovrebbero essere (lista non esauriente):

  • “far nascere” nell’allievo delle abilità specifiche nell’addestramento di hardware e software (altamente specialistico);
  • abituare la mente a organizzare, classificare, smontare, ricostruire;
  • abituare all’acquisizione di metodi di problem solving nell’ambito di modelli di conoscenza “pseudo/perfetta”.
  • acquisizione della cultura positiva dell’hacking informatico come mezzo per rendere l’informazione più libera, indipendente e a più voci;

Oltre 15 anni fa, annotavo: “…Relativamente al sapere “reticolare” quanto ai saperi “essenziali”, termini più volte ripetuti, mi sembrano inadatti per esprimere l’importanza, il più profondo significato dell’ipertestualità e del ruolo dei contenuti ai fini della definizione di un valido “substrato” su cui far nascere, crescere, maturare, consegnare alle generazioni future l’autoconsapevolezza delle singole persone e dei nuclei sociali di cui fanno parte. L’autoconsapevolezza individuale e collettiva, sia dell’ “essere” che dell’ “apprendere”, diventa cosi’ la premessa culturale al conseguimento della vera autonomia (individuale e sociale)…”

Insegnare ai soggetti come fare delle scelte (in qualunque campo) diventa perciò prioritario rispetto all’insegnamento dei contenuti. In un contesto sempre più globalizzante, come quello attuale, siamo “travolti” da un’abbondanza di informazione e di comunicazione che genera caos. La cultura, la scuola, la ricerca pedagogica italiane sembrano guardare, in questo momento, al classico dito mentre indica la luna…

La scuola dovrebbe insegnare ad apprendere l’esercizio della discussione critica prima di ogni altro sapere. Senza di essa, non sarà possibile alcun conseguimento di sapere “critico”, cosi’ come “sbandierato” da alcuni presunti “esperti”… In altri termini, il fine dei contenuti formativi dovrebbe essere il progresso etico. La “reticolarità” presuppone implicitamente la creazione di strutture rigide, chiuse, poco o affatto suscettibili di indurre creatività (si’ la creatività si può anche apprendere ed esercitare) nei soggetti in fase di apprendimento. Se l’elaborazione di un ipertesto chiuso può risultare utile nello stimolare dei processi di ricerca-azione (in questo la sua somiglianza con la metodologia tradizionale – la “classica” ricerca – è impressionante), non altrettanto si può affermare per ciò che concerne il suo contributo ai fini dell’apprendimento della capacità di “reinventare” approcci diversi ai medesimi problemi. Questa e’ la chiave di volta del processo creativo…Non è solo questione di coding!

Davide Suraci, 02 Luglio 2015